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Messaggio  Shila il Ven Mar 06, 2009 2:04 pm

Nell'età della tecnica, tutta frenesia e produttività, occorre riscoprire la pazienza come seria e impegnativa alternativa esistenziale, capace di aiutarci a ridisegnare i ritmi e le forme del nostro stile di vita contemporaneo.

Viviamo in un'epoca dove il valore di una persona viene ad essere misurato sulla perfetta base di efficienza e di produttività.
Il nostro stare al mondo, in altri termini, dipende dalla celerità che sovente tracima nella frenesia e nella "vampirizzazione " del tempo con cui attiviamo e alimentiamo i meccanismi tecnologici espressi da un mercato sempre più insaziabile.

In questo contesto di vita giornaliera le soddisfazioni umane sono più che altro quantitative che qualitative. Tanto da far notare un'attuarsi di una progressiva rottamazione dell'anima e di un imbarbarimento della dimensione spirituale.

Occorre quindi recuperare la virtù della pazienza a due livelli.

Ad un primo livello la pazienza va intesa come capacità di sopportare gli inevitabili scacchi della vita dovuti a noi o agli altri, e di conseguenza, si deve imparare a riconoscere la nostra strutturale finitezza.

Ad un secondo livello la pazienza va recuperato come via privilegiata al pensiero prospettico, alla complessità, alla capacità di non fermarsi a sintesi provvisorie o effimere. Si dovrebbe andare in profondità per saper cogliere le infinite sfumature dell'esistenza così da riuscire a scoprire e confrontare le molteplici alternative che la vita ci offre le quali sono troppo spesso ridotte solo al produttivismo ad oltranza, al ruolo sociale, all'immersione acritica nel mercato.

La pazienza si declina come contemplazione, che non è affatto vuoto moto dell'anima, astorica dimensione del pensiero, bensì è uno sguardo vigile, molto profondo su tutta la complessità dell'esistente.

Solo con lo sguardo contemplativo, oltre ai ben più urgenti ed essenziali significati di fondo della vita si possono assaporare le stesse produzioni tecnologiche, senza per questo passare in modo asettico, meccanico, frenetico a nuovi e impersonali prodotti.

C'è da ricordarsi che la contemplazione non si conquista con immediatezza. Si può sviluppare soltanto da un lungo e paziente lavoro su se stessi!
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Pazienza intesa come accettazione del dolore

Messaggio  ADMIN il Lun Mar 23, 2009 11:43 am

VVorrei approfondire insieme a voi quest'a parola intesa come accettazione del dolore, delle difficoltà, delle avversità, della morte, con animo sereno e con tranquillità, controllando la propria emotività. In questi lunghi ed interminabili mesi di dolore più volte ho "accettato" questo calvario ma, nei momenti più critici ho spesso desiderato staccare la spina e mi sono chiesta perchè, a cosa serve questa sofferenza. Spesso ci siamo detti, in passato, che siamo "qui" per sperimentare, per "pagare" colpe di vite passate, per alleggerire il Karma negativo che abbiamo accumulato. Ma .......è davvero così? Perchè nelle vite di grandi santi c'è sempre sofferenza e dolore? Avevano anche loro da espiare colpe commesse in vite precedenti?
Mi aiutate a capire?
Un abbraccio
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pazienza

Messaggio  polpetta 57 il Lun Mar 23, 2009 2:59 pm

Cara ele,

in primis sono molto felice di leggerti ancora, anche se è molto tempo che non frequento il forum sappi che sei cmq sempre stata nei miei pensieri.

ora, parlando della pazienza in sopportazione della sofferenza: è vero che i grandi "santi" hanno quasi tutti sofferto molto, proprio per questo sono stati definiti santi, ma sono stati definiti così da chi?

dale religioni, qualsiasi esse siano, cmq sempre da religioni, aggregazioni di uomini pensanti, viventi nell'umanità su questa dimensione, cioè da noi.

sarà proprio così?..............santifichiamo chi soffre nel fisico.....perchè? perchè hanno portato tanta pazienza e sofferenza?

se ragioniamo al di là delle religioni............!!!!!!!!!!!!!! dimmi tu.....ditemi voi!!!!!!!

un abbraccio forte con affetto polpetta
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Messaggio  goffry il Mar Mar 24, 2009 1:23 pm

Ciao a tutti , ciao ele è un piacere rileggerti e vedo che parti subito in quarta con un argomento veramente leggerino .

Ho riflettuto prima di pubblicare questo post , spero che ciò che dico non offenda nessuno , questo è un mio pensiero nato da quella che è la mia esperienza di vita .
Apro una piccola parentesi , cosa è il dolore ? , nasce da una disarmonia , una disarmonia di ciò che noi siamo e ciò che rappresentiamo nella vita materiale , una disarmonia che si forma da quel sentire profondo che preme sempre di più per essere compreso e la nostra manifestazione in un mondo dove sei preda o predatore ,perché cosi è la natura , abbiamo cambiato i gesti ma non è cambiato nulla da quando si era leone o gazzella se non la vibrazione di cui facciamo parte .

Non vi è gesto che noi compiamo che non sia elaborato dalla mente per esprimere quel sentire, ma sempre non ci si riesce non abbiamo la forza di esprimerlo , allora lo fa il corpo cerca di farlo in modo di richiamare la nostra attenzione , cerca di riportarci a riflettere su cosa siamo.

La malattia , la miglior forma in cui il corpo si espresso , ogni malattia per la sua stessa funzione ci crea un handicap un limite , questo è lo stesso che ci creiamo noi , qui pero ci fermiamo e se siamo capaci ascoltiamo e con pazienza proviamo a comprendere. La comprensione non porta alla “guarigione” ma porta alla consapevolezza di scegliere la propria espressione , liberi da vincoli mentali.

Sono fervido sostenitore , che il dolore non è davvero necessario per “ crescita “ dell'essere ma comprendo che questo può avvenire solo in due modi , o cambiamo radicalmente la nostra società,o educhiamo i nostri figli all'ascolto e alla comprensione .

Karma ; non credo nel karma ,come non credo nel bene e nel male , ma credo in un armonica infinita dove le disarmonie si ripetono affinché tutto non suoni alla perfezione .

Come ho detto questo è un mio pensiero , non voglio sminuire il dolore che si è provato o si sta provando , penso solo che guardandolo con occhio diverso ci può aiutare molto di più di quanto pensiamo .


Ciao goffry
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  NPH il Mar Mar 24, 2009 8:41 pm

Ciao Elemiah, un pensiero per te.
Quando non si soffre è difficile immedesimarsi nella realta dolorosa di chi soffre molto.
Dopo aver premesso questo esprimo il mio punto di vista sulla questione che poni,
personalmente penso che l'unica soluzione quando il dolore è insopportabile è prendere
rifugio in Colui che tutto E',e tutto Puo'.
In merito alla questione del karma, penso che vi siano due diverse possibilità,
-la sofferenza che deriva dal karma personale
-la sofferenza che deriva dal karma collettivo.
Ora mio parere è che i Santi, proprio perchè ricolmi d'Amore,
abbracciano la Croce caricandosi del karma degli altri. Offrendo cosi' sull'altare dell'Amore,
il loro sacrificio di sofferenza affinche' tutti noi si possa ritrovare la strada verso Casa .
Infine, credo che per quanto la croce possa essere pesante,sempre ci viene offerta anche la forza per portarla.
Questo modo di pensare lo porgo a Voi come mio punto di vista,e lo mantengo per me stesso come Credo.
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  ADMIN il Mer Mar 25, 2009 5:56 pm

Grazie Polpetta.
No, non santificare chi soffre ma chi ha sacrificato se stesso per gli altri, spesso dando la propria vita oppure dedicando la propria esistenza al bene degli altri. Però quello che volevo sottolineare è come la vita di molti santi (anche quelli non riconosciuti tali e non necessariamente cristiani) e di molti personaggi eccezionali hanno sempre un vissuto sofferto, quasi che la sofferenza, sia essa fisica e/o psicologica, faccia accedere a piani di spiritualità più alti,quasi che la sofferenza sia "necessaria". Indubbiamente chi ha sofferto è molto più "sensibile" alla sofferenza degli altri, proprio perchè l'ha vissuta in prima persona, per es. solo chi ha perso un figlio può comprendere l'immenso dolore che si prova ad una tale perdita, solo chi è condannato su una sedia a rotelle può comprendere cosa si prova, ecc. Quindi, la sofferenza è necessaria?
Un abbraccio
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  ADMIN il Mer Mar 25, 2009 6:00 pm

Carissimo Goffry,
non mi convince la tua opinione per un motivo molto semplice: non spiegherebbe le malattie dei bambini..............., naturalmente mi riferisco ai bambini piccoli o che, addirittura, nascono con gravi imperfezioni. Chi o cosa, in tal caso, avrebbe creato disarmonia?
Ti abbraccio
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  ADMIN il Mer Mar 25, 2009 6:09 pm

Grazie del pensiero NPH, sei molto gentile.
Condivido in buona parte la tua opinione. Anch'io sono convinta che Dio non dà noi una croce più grande di quella che riusciamo a sopportare. Mi faresti cosa gradita se approfondissi il Karma collettivo.
Ti ringrazio
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  goffry il Mer Mar 25, 2009 9:50 pm

Perché ? Perché l'amore non è conscio in tutti noi in egual misura , perché non sceglieremmo di reincarnarci in forme di vita materiale se non potessimo provare questo amore, perché basta un semplice attimo di vita per comprendere l'infinito e sentirsi amati , perché un bambino è tale solo agli occhi di chi lo vede tale,

al corpo un aspetto all'anima un esperienza .


Ciao goffry
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  NPH il Gio Mar 26, 2009 5:29 pm

Ciao Elemiah
Premetto, che la mia consapevolezza è frammentaria quindi cio che dico deve essere preso
solo come una riflessione personale.
Riflettendo, mi sembra che il nostro vivere individuale è reso possibile solo dall'esistenza della collettività.
Questo comporta che la salvaguardia della collettività è prioritaria a quella del singolo.
Il primo nucleo di collettività è la famiglia.
Ora osservando nel tempo gli avvenimenti legati alla mia vita ed alla mia famiglia, ad un certo punto mi sono
accorto, che l'andamento del grafico gioia-dolore mio e degli altri componenti era strettamente correlato
(anche se in modo diverso e con intensità diverse),ho notato che quando io commetto seri errori nella mia vita
personale,questo porta dolore ancora prima che a me, ad altri componenti della famiglia,
quando invece mi mantengo nell'ambito di comportamenti non dannosi per me e per la collettività,
allora noto che anche il tono di benessere degli altri ne guadagna.
Penso che quando un singolo infrange le leggi universali, gli effetti di riequilibrio in prima istanza
non ricadono sull'individuo stesso ma sulla collettività, o parte di essa, generando sofferenza su gli altri
componenti della collettività.
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  ADMIN il Sab Mar 28, 2009 12:29 am

Scusami Goffry, ma mi era sembrato di capire che tu non credessi nel Karma e, di conseguenza, nella teoria della reincarnazione.
Almeno così hai scritto nel precedente messaggio. Hai fatto riferimento esclusivamente ad una disarmonia "creata" dalla nostra mente. Certo che, alla luce della teoria dell'incarnazione, le malattie dei bambini "assumono" un diverso "significato" ma non spiegherebbero la disarmonia.

Grazie, NPH (a proposito...scusa la curiosità........cosa significa il tuo nick?),
molto interessante e, riflettendoci, molto vero ciò che hai scritto.
Un abbraccio
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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  goffry il Sab Mar 28, 2009 11:05 am

Ciao cara Ele , una cosa non implica per forza l'altra, credo nella reincarnazione come espressione di una essenza in vibrazioni più “ alte “ non credo nel karma come somma delle azioni da riscattare nella vita successiva , per il semplice motivo che non credo che vi siano energie positive e negative , ma energie con differenti vibrazioni, qualunque atto tu compia in questa vita, anche il piu deplorevole hai nostri occhi , è pur sempre un esperienza che lascia in te emozioni e ti fa vibrare e “ crescere “
i bambini : gia nove mesi di gravidanza sono un tempo immenso per somatizzare e esprimere attraverso il corpo ( proprio perchè non vi è la possibilità intellettiva), ma indipendentemente da questo , come ho scritto nel post precedente il corpo esprime una forma che risponde a un bisogno di espressione di un essere .


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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  Shila il Ven Apr 03, 2009 7:28 pm

Ciao ragazzi, scusate la mia assenza di questi giorni, ma, oltre al lavoro e alle solite faccende mi sono impegnata anche quest'anno a rifare il giardino del mio condomio. Ed eccoci qui di nuovo ad avere molta pazienza con i bimbi che uscendo dalla scuola calpestano il nostro giardinetto appena riseminato.

Che altro mi tocca fare se non avere io molta PAZIENZA con chi oltre a non saper leggere il cartello esposto, non sanno insegnare ai propri figli l'educazione?

Le discussioni non piacciono, e tanto meno, non mi piace alzare la voce con chi di per sè non sta ad ascoltarmi, perciò vi chiedo: al posto mio voi come agireste?
Riprendete le loro mamme o cercate di parlare soltanto con i bimbi?

Buon fine settimana a tutti.
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Messaggio  goffry il Sab Apr 04, 2009 9:26 am

ciao pollice verde , visto che non puoi catturarne uno da legare ad un albero come monito a gli altri ,opterei per un semplice recinzione fatta con il nastro bianco e rosso ( quello che si usa per delimitare i lavori in corso ) che si trova in ferramenta ,dopo di che un semplice avvertimento hai genitori non guasterebbe , se tutto cio non basta , il bambino legato all'albero io non la scarterei come idea .


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Re: :: Alla riscoperta della pazienza ::

Messaggio  Shila il Sab Apr 04, 2009 11:58 am

Goffry sei proprio un grande, grazie!!!!

E' proprio vero che chi è cieco sa ascoltare (ma questo non è il nostro caso), mentre chi non può sentire sa vedere benissimo, perciò penso che questa sia la soluzione migliore .

Visto che tra poco ci sarà la Pasqua io userò quel tipo di recinzione in tutto il giardino così sia il trifoglio che i fiori delle aiuole potranno spuntare senza più quel calpestio.


Grazie ancora per la tua dritta ......... è proprio vero che non si finisce mai di imparare!
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Messaggio  ADMIN il Mar Apr 07, 2009 8:13 pm

Carissima Shila,
io, invece, consiglierei di "coinvolgere" anche i bambini nel risistemare il giardino. Mi farei aiutare (naturalmente dai più grandicelli) ad estirpare le erbacce, a piantare, seminare e, man mano, spiegherei loro quanto sia importante curare questi "esseri viventi". Trasmettere l'amore per la natura spetta a noi adulti e se i genitori sono incapaci, beh........possiamo tentare noi. Sono sicura che troverai degli ottimi aiutanti che gioiranno con te della bellezza del vostro giardino.
Un abbraccio
Ele

P.S.: in un angolo nascosto del giardino, costruirei un recinto.....................per i genitori!!!
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